C’è un fastidio ricorrente che molti conoscono: il telefono che vibra o squilla, quasi sempre in momenti inopportuni, e dall’altra parte della linea c’è l’ennesima offerta commerciale indesiderata. Non è solo una questione di tempo perso o interruzioni, bensì un’intrusione costante nella vita privata, un fenomeno che in molti notano solo quando il numero di queste comunicazioni si fa insostenibile. Questo flusso inarrestabile di chiamate di telemarketing, a volte aggressive, ha spinto molti a cercare soluzioni per riprendere il controllo del proprio dispositivo. Si parla spesso di applicazioni specifiche o del Registro Pubblico delle Opposizioni, ma un aspetto che sfugge a chi non è del settore è che a volte la chiave per arginare il fenomeno si trova nelle impostazioni stesse del nostro smartphone, in una funzione che, nata con intenti positivi, può talvolta alimentare questo ciclo di chiamate non richieste.
Quando la protezione diventa un veicolo
La funzionalità di identificazione del chiamante e protezione dallo spam, presente su molti dispositivi moderni, è concepita per mettere al riparo l’utente da numeri sconosciuti e potenzialmente pericolosi. Quando attiva, fornisce informazioni su chi sta telefonando, anche se il numero non è salvato in rubrica, e avvisa in caso di potenziali chiamate indesiderate. L’idea è valida: ricevere un’indicazione chiara se si tratta di un’azienda, un centralino o un potenziale truffatore. Tuttavia, c’è un risvolto della medaglia che merita attenzione. Per funzionare, il telefono potrebbe dover inviare a Google, o ad altre piattaforme similari, informazioni sulle chiamate effettuate o ricevute. Nello specifico, se si telefona o si riceve una telefonata da un numero non presente nella propria rubrica, questo numero viene trasmesso per aiutare a identificarne l’origine, sia essa un’attività commerciale o una potenziale fonte di spam. Questo lo raccontano i tecnici del settore, che sottolineano che si tratta di un meccanismo pensato per la sicurezza.

Un meccanismo di questo tipo, pur garantendo la non condivisione dei contatti della propria rubrica, opera su un vasto database di numeri, contribuendo indirettamente ad arricchire il “paniere” di dati utilizzati anche da sistemi di telemarketing. Non è un passaggio diretto o illecito, ma un’interdipendenza tra i vari flussi informativi. Molti utenti, ignari di questa dinamica, lasciano la funzione attiva per impostazione predefinita. Disabilitarla, pertanto, non interrompe magicamente tutte le chiamate di spam, ma può ridurre la frequenza con cui il proprio numero viene segnalato quale “attivo” o “reale” a questi database, in un circolo virtuoso che può portare a una diminuzione delle chiamate non richieste. È una sfumatura che molti sottovalutano, ma che, abbinata ad altre strategie, può fare la differenza nel contenimento del disturbo.
Strategie aggiuntive per un telefono più tranquillo
Disattivare l’ID chiamante e la protezione dallo spam è un passo, ma non l’unico, per ottenere un maggiore controllo sulle comunicazioni in entrata. Esistono infatti ulteriori strumenti a disposizione dei cittadini in Italia per difendersi dalle telefonate pubblicitarie assillanti. Uno dei più efficaci è il Registro Pubblico delle Opposizioni (RPO). Questo servizio, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico, permette di iscrivere il proprio numero di telefono, sia fisso che mobile, per opporsi al suo utilizzo per scopi di marketing e ricerche di mercato. L’adesione al RPO è gratuita e rappresenta una barriera legale contro gli operatori di telemarketing, a patto che il numero sia presente negli elenchi pubblici e non si sia dato un consenso esplicito per essere contattati a terzi. Chi vive in città e riceve decine di chiamate al mese conosce l’importanza di strumenti di questo genere.

In parallelo, le tecnologie integrate nei sistemi operativi degli smartphone offrono un ulteriore livello di difesa. Sia Android che iOS includono funzionalità di blacklist, che consentono di bloccare manualmente numeri specifici. Inoltre, esistono applicazioni di terze parti, quali Truecaller, che operano su un modello collaborativo: gli utenti segnalano i numeri di telemarketing o truffatori, creando un database condiviso che automaticamente identifica e, volendo, blocca le chiamate in entrata da questi “seccatori noti”. Per i proprietari di iPhone, per esempio, è possibile attivare queste integrazioni tramite il menu Impostazioni, accedendo a “Telefono > Blocco chiamate e identificazione” e selezionando l’opzione relativa all’applicazione installata. Queste soluzioni, assieme alla consapevolezza sulle impostazioni del proprio telefono, delineano un approccio multidimensionale per riappropriarsi della serenità del proprio spazio comunicativo. Una combinazione di queste azioni può portare a una diminuzione significativa del traffico indesiderato, una tendenza che molti italiani stanno già osservando.