Negli ultimi tempi, sempre più persone stanno scegliendo di produrre pellet direttamente in casa. Chi possiede un giardino, o magari un piccolo bosco privato, – diciamo – spesso si lancia nella trasformazione di rami secchi e scarti di legno in pellet, così da evitare di comprare sacchi industriali e ridurre i rifiuti. Serve qualche attrezzo specifico, certo, ma la convenienza economica e l’impatto ambientale più leggero sono motivi che spingono chi vuole impegnarsi davvero.
Che legno scegliere per un pellet di qualità fatto in casa
La qualità del pellet passa prima di tutto dalla materia prima: il tipo di legno scelto è determinante per la resistenza termica del combustibile. Scarti di potature o residui boschivi vanno benissimo, soprattutto perché sono una fonte sostenibile e quasi gratuita. Però, occhio a non usare legni trattati o pezzi di mobili, che contengono vernici, colle e altre schifezze tossiche. Non è solo questione di salute nell’aria che respiriamo, ma pesa pure sulla durata e sicurezza della stufa.
Si può mischiare un po’ di tutto: conifere, latifoglie, ognuno con il suo livello di umidità e caratteristiche che cambiano la resa calorica. Chi vive in città sa quanto sia complicato liberarsi di rami e scarti dopo la potatura; ebbene, trasformarli in pellet è un’idea pratica per non buttare via niente. Chi si cimenta con la produzione casalinga lo fa per uso personale, mica per vendere. E questo – come spesso accade – limita quantità e complessità del lavoro.
Un’attenzione che spesso passa inosservata riguarda la conservazione dei materiali. Lasciare ramaglie asciugare durante i mesi caldi significa avere a disposizione del legno bello secco per l’inverno, e un pellet con meno umidità – vero nemico di una buona combustione.

Il processo di triturazione ed essiccazione: aspetti pratici
Per arrivare al pellet, bisogna prima tagliare il legno in pezzetti piccolissimi, con l’aiuto di un biotrituratore. Senza questo strumento è dura fare un cippato uniforme, che deve essere sotto il centimetro di grandezza, pronto per la pellettatrice. I modelli di trituratori vanno da quelli per uso domestico fino a macchine più potenti con varie capacità. Spesso, poi, serve ripassare il materiale o setacciarlo per ottenere la granulometria giusta.
Il passaggio successivo? L’essiccazione. Il legno deve scendere a un’umidità attorno al 10%, per bruciare bene e senza intoppi. Per misurare si usa un igrometro, che infila delle sonde nel materiale e ti dice com’è messo. Se il legno è troppo bagnato, si lascia asciugare al sole, o si mescola con segatura asciutta (poco, però, perché esagerare compromette la compattezza e la resa calorica). Al contrario, se è troppo secco, basta una spruzzata leggera d’acqua per trovare l’equilibrio.
Sono passaggi che richiedono pratica: troppa umidità significa fumo e sporco, poco rende difficile la pressatura e la tenuta dei pellet. Chi fa da sé se ne accorge presto, con un po’ di esperienza.
La pellettatrice e l’importanza della conservazione finale
Ultimo step: mettere il legno triturato e ben asciutto dentro la pellettatrice. La macchina spreme il materiale attraverso una trafila con fori minuscoli, formando quei cilindri caratteristici. Il principio è semplice: la compressione unita all’attrito genera calore e fa uscire la lignina, una specie di colla naturale che tiene insieme tutto. Talvolta si aggiunge un po’ di collante sintetico, meno del 2%, soprattutto se il legno è povero di resine.
Il pellet finito misura circa 2 centimetri, deve risultare compatto e non sbriciolarsi al minimo tocco. Se si rompe facilmente, è chiaro che tempi o umidità non sono stati quelli giusti durante la produzione. Spesso dimenticata, la conservazione è un dettaglio non da poco: il pellet va tenuto al riparo dall’umidità ambientale, altrimenti perde efficacia, sporca la stufa e rende la combustione meno pulita.
In molte zone d’Italia, specialmente nelle campagne o dove il legno non manca, fare pellet in casa sta diventando un’alternativa valida per chi vuole risparmiare e usare al meglio le risorse a disposizione con un impegno ragionevole.